Carissimi Associati e Carissimi componenti del Direttivo,

anche quest’anno l’avvicinarsi del Natale non viene meno al suo valore più significativo; risvegliare in ciascuno di noi la consapevolezza di essere parte di un insieme di persone che costituisce un unico grande organismo che abita il pianeta Terra.

Negli altri periodi dell’anno ci siamo abituati a differenziare la convivenza, la condivisione dei sentimenti familiari, degli affetti parentali e di amicizia, i controversi umori interpersonali dell’ambiente lavorativo, la solitudine comunicativa dello schermo dello smartphone e del PC. Ci si vede e ci si rapporta molto spesso con messaggi e videochiamate. Le ricorrenze degli onomastici, degli anniversari, dei compleanni sono fugaci parentesi di risveglio di un legame interpersonale più intenso e più particolare, ma fugace, per l’incorrere di altre sollecitazioni.

A Natale ci si sente più immersi in una umanità nella quale il rapporto interpersonale, l’affetto, l’amore, la stima, il rispetto diventano un motore più performante del solito. Come se qualcuno ci iniettasse un additivo, un integratore, che stimola in noi il sentire chi ci sta attorno. Non per tutti accade, anche per il Natale ci sono i non responder, come nella terapia farmacologica. Ogni anno che passa cresce la perplessità su quanto questo input agisca sulla genuinità del nostro sentire. Siamo cresciuti, o meglio sono cresciuto, guardando ed aspettando il venticinque dicembre come il giorno della natività. Giorno in cui l’umanità che mi circondava guardava il presepe quasi sentendosene parte, come personaggio: il pastore, la lavandaia, il taglialegna, il fornaio, la portatrice d’acqua, il fabbro e l’arrotino. Anche i ricchi Re Magi si preparavano al viaggio, arrivando da buoni ultimi, ma con oro, incenso e mirra. Forse la loro latenza era già frutto di intuizione che i loro ricchi doni sarebbero rimasti gli unici a dominare sulla scena del presepe natalizio.  Oro, incenso e mirra. Soldi, fumo inebriante e luci sfavillanti con musica e flash pubblicitari sulla grande facciata del centro commerciale che faceva da sfondo ad un presepe visto alcuni giorni or sono. I personaggi erano papà, mamme, bambini tra le auto di un parcheggio, in marcia verso l’ingresso della Capanna Commerciale, calda pur senza bue ed asinello, ma dove Maria, Giuseppe e Gesù sicuramente non avrebbero mai voluto essere. Eppure, è proprio lì che sono finiti tutti i personaggi del presepe! E lì che sono scomparsi per inutilità, per impossibilità di sostentamento, per disincentivazione professionale, tutti gli artigiani, i bottegai, i loro apprendisti, i loro garzoni, ed i loro valori professionali.  Paradossale e grottesco poi è il considerare che mentre noi viviamo questo ricco, consumistico presepe, ad un’ora di volo o poco più, muoiono ogni giorno centinaia di giovani in divisa e di civili che hanno come unica colpa quella di essere nati o risiedere nella parte sud orientale di una Ucraina in cui chi abita al nord o ad ovest va a fare shopping.

Nei territori di conflitto le stelle comete si chiamano missili e droni, il presepe è un territorio devastato dove chi si aggira tra le macerie non si sa orientare per trovare la capanna di Gesù neonato. Neppure nella sua terra, la Giudea, la Palestina, il silenzio della notte fa sentire il canto degli angeli che annunciano la sua nascita; i personaggi del presepe si muovono armati di mitra e mortaio e tante madri vengono riprese in lacrime con i loro neonati morti tra le braccia, ma il loro strazio perde drammaticità nei passaggi satellitari che lo portano oltre Mediterraneo e oltre oceano.

Come se usassimo un telecomando la nostra attenzione si sposta sulla nostra estemporaneità, sul problema presente di che regalo fare e a chi e rientriamo in quello scampolo di mondo dove ci illudiamo che nulla possa essere destabilizzante. Uno scampolo di mondo vecchio, dove il Bimbo Gesù è diventato Babbo Natale, canuto e panciuto, quasi da casa di riposo, che patetico suona il campanello all’ingresso del negozio: comprate! comprate! Queste realtà commerciali hanno preso anche il posto delle cattedrali, delle chiese, dei santuari che la fede ha distribuito, nei secoli passati, in tutto il mondo. La fede di ogni religione, con i capolavori di artisti di ogni razza e colore, che ispirati dai loro credo, hanno tradotto in opere irripetibili il loro sentire interiore. Un valore immenso sparso per ogni angolo della terra, ma anche questo oggi commercializzato in gran parte, con gli spazi per i veri credenti contenuto entro percorsi cordonati a dividerli dalla coda dei turisti. Questa è la nostra socio-umanità di oggi, un mondo che cambia, si evolve è vero. Evolve al punto che scivola anche verso la guerra senza che la consapevolezza globale, supportata dall’estemporaneità mediatica, colga il valore, scialbo per i più, di un patriottismo che si percepisce solo in chi sta in trincea o sul campo pronto a morire, ma che è svilito e reso grottesco dagli interessi economici, politici, di potere personale, che caratterizzano le figure istituzionali che quasi nauseano quotidianamente predicando retoriche che non convincono se non chi, scodinzolando, aspira solo ad utili personali. Certo si avvicina il Natale anche per loro. Anche loro fanno parte del presepe, ma non possono essere tutti Re Magi con oro, incenso e mirra nelle mani. Molti di loro dovrebbero essere pastori, fabbri, lavandaie ed essere operativi e propositivi per tutto il mondo che vive il presepe riponendo la speranza nella natività. Arriva Natale! Che sia un Natale di impegno per tutti, nella consapevolezza che solo l’umiltà ha caratterizzato l’operare di coloro che sono stati veramente grandi.

Noi restiamo fedeli alla dimensione di AIDOP, che cresce in peso specifico grazie all’aumento dei suoi associati. Restiamo fedeli ai suoi impegni in ambito socioassistenziale, sanitario, di ricerca e di progettualità per il futuro. Portiamo insieme la bandiera di AIDOP dentro il presepe, verso la vera capanna della natività, per portare i nostri auguri a tutti coloro che a vario titolo, con la loro competenza ci sono vicini e collaborano con noi. Che sia un momento per tutti per rinnovare un impegno che chiedo sempre ad ogni associato: promuovere le iscrizioni, caldeggiare la destinazione del 5 x mille, le donazioni da parte di chi crede nella potenzialità del nostro operato.

Stiamo lavorando con Università e Istituti di ricerca per concretizzare l’ambizioso progetto di realizzare un nuovo presidio tecnologico che consenta di trattare chirurgicamente i pazienti affetti da incontinenza, specialmente da incontinenza fecale. Da anni costituisce un punto fermo nel nostro impegno di ricerca scientifica e di trattamento terapeutico.

Aidop ha bisogno di tutti noi e considero sempre un privilegio, oltre che un piacere poter augurare a tutti voi, a nome di tutta AIDOP, un Felice Natale!

       Carlo Bargiggia